Dott.ssa Antonella MarottaPsicologa PsicoterapeutaSCARICA EBOOK SUL TRAUMA


Ci sono lutti che arrivano come una frattura improvvisa, e altri che sembrano aprire una voragine molto più profonda di quanto chi guarda dall’esterno possa immaginare. Per alcune persone, la perdita di una persona amata non è solo un evento doloroso del presente, ma un’esperienza che riattiva ferite antiche, rimaste a lungo silenziose. Questo accade con particolare frequenza quando, alle spalle del lutto, c’è una storia di trauma complesso non elaborato. Scrivo questo articolo con molta delicatezza, perché spesso chi vive queste esperienze ha già l’impressione di “esagerare”, di essere fragile o di non farcela come gli altri. In realtà, ciò che accade ha una spiegazione profonda e sensata.


Perché il lutto è un fattore di rischio nelle storie di trauma complesso

Il lutto è, di per sé, uno degli stress emotivi più intensi che l’essere umano possa attraversare. Richiede al sistema nervoso di tollerare assenza, impotenza, dolore, disorientamento. Quando però una persona ha alle spalle un trauma complesso relazionale – fatto di trascuratezza emotiva, imprevedibilità, solitudine precoce, iper-responsabilizzazione – il lutto non incontra un terreno neutro. In queste storie, spesso il funzionamento precedente al lutto era sostenuto da difese molto rigide e ipercompensanti: andare avanti, essere forti, non sentire troppo, controllare, adattarsi. La fatica cronica, la mancanza di piacere, il vivere “in modalità sopravvivenza” erano stati così a lungo normalizzati da essere scambiati per equilibrio. Il lutto, però, rompe questo assetto. La perdita abbassa le difese, toglie punti di riferimento, fa emergere bisogni affettivi profondi. E ciò che non è mai stato elaborato torna a farsi sentire, spesso in modo improvviso e spaventoso.


Quando il dolore diventa travolgente

È in questo contesto che il lutto può trasformarsi in lutto complesso, e che possono comparire sintomi intensi come:

  • depressione profonda e senso di vuoto
  • attacchi di panico o ansia costante
  • sintomi ossessivo-compulsivi
  • insonnia persistente
  • somatizzazioni (dolori, disturbi gastrointestinali, stanchezza estrema)

Non perché la persona sia “più debole”, ma perché il sistema nervoso è già stato a lungo sotto carico. Spesso chi vive tutto questo dice: “Prima del lutto stavo bene”. Ma se ci fermiamo ad ascoltare con attenzione, emergono frasi come: “Non mi godevo molto la vita, ma funzionavo”, “Ero sempre stanca, ma pensavo fosse normale”, “Non sentivo molto, però tenevo tutto sotto controllo”. Il lutto non crea dal nulla il dolore: lo svela.


Il senso di colpa e l’iperadattamento

Un aspetto molto frequente è il senso di colpa. Chi ha sviluppato un funzionamento iperadattato tende a pensare di dover reggere, di non avere il diritto di crollare. Quando il lutto fa emergere sintomi intensi, la persona può vivere una vergogna profonda: “Dovrei farcela”, “Gli altri soffrono e vanno avanti”, “Sto deludendo tutti”. Questo conflitto interno aumenta ulteriormente il rischio di cronicizzazione del dolore e dei sintomi.a


Il mio modo di lavorare con il lutto nelle storie di trauma complesso

Nel mio lavoro clinico, il primo passo non è mai “far elaborare il lutto” in senso tecnico o forzato. Prima di tutto, è necessario ricostruire sicurezza. Lavoro aiutando la persona a:

  • comprendere cosa sta accadendo al proprio sistema nervoso
  • riconoscere le difese che l’hanno aiutata a sopravvivere, senza demonizzarle
  • ampliare gradualmente la finestra di tolleranza emotiva
  • dare parole e senso a emozioni rimaste a lungo congelate

Solo quando il corpo e la mente iniziano a sentirsi un po’ più al sicuro, diventa possibile avvicinarsi al lutto vero e proprio, senza esserne travolti. Il dolore non viene forzato, né evitato. Viene accompagnato. Molte persone, nel tempo, scoprono che non stanno solo elaborando una perdita, ma stanno finalmente incontrando parti di sé che non avevano mai avuto spazio.


Se ti riconosci in queste parole

Forse stai vivendo un lutto e ti senti cambiata, spaventata, “non più tu”. Forse i sintomi ti sembrano sproporzionati e ti chiedi cosa non vada in te. O forse stai osservando tutto questo in una persona che ami, senza sapere come aiutarla. Se sospetti che dietro un lutto difficile ci sia una storia di trauma complesso, non aspettare che il dolore diventi insostenibile. Chiedere aiuto non significa patologizzare il dolore, ma prendersene cura. Puoi contattarmi per una consulenza, oppure suggerire con delicatezza questo spazio a un familiare o a un caro amico che sta soffrendo. A volte, sapere che esiste un luogo sicuro in cui essere accolti così come si è può fare la differenza tra resistere e iniziare davvero a guarire. Il lutto può diventare un punto di rottura. Ma, accompagnato nel modo giusto, può anche trasformarsi in un passaggio di profonda riorganizzazione e di ritorno alla vita.


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